Giochi sionisti: proiettili nel cervello dei bambini di Gaza

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Palestinesi uccisi dall’entità sionista questo mese:
Shaheed Muatazz al-Sawwaf, 6 years old
Shaheed Khaled Mohammed Nasser Borai, 25 years old
Shaheed Osama Mahmoud Ali, 42 years old
Shaheed Subhi Abu Khaled
Shaheed Yassin Rideif
Shaheed Nassim Assalti
Shaheed Muutaz Assalti
Shaheed Osama Mahmoud Ali
Shaheed Mohammed al Burai
Muatazz al-Sawwaf
Shaheed Hamam Abu Qadous
Shaheed Bassem Ahmed
Shaheed Thaer al-Bik
Shaheed Muhammad al-Khalidi
Shaheed Mo’men al Adam
Shaheed Ghalib Rmelat
Shaheeda Hadeel Al-Haddad
Shaheed Yousef At-Tilbani
Shaheed Mohammed Abu Moa’liq
Shaheed Abdo AlZaanin
Shaheed Ibrahim AbdelFattah
Shaheed Ismail Mohammed Abu Oda
Shaheed Mohammed Rafeeq Shabat
Shaheed Anwar Abed Rabbo
Shaheed Naim Al-Najjar
Shaheed Child of Ghannouma family
Shaheed Ahmad Qasem
Shaheed Ghassan Ramadan Radwan
Shaheed Ibrahim Al-Bal
Shaheed Suraaqah Qudeih
Shaheed Naji Qudaih

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Proiettili nel cervello e schegge nella colonna vertebrale:

le tremende ferite sofferte dai bambini a Gaza.

I medici dell’ospedale di Gaza sono travolti dal numero di bambini palestinesi che hanno bisogno di cure per ferite d’arma da fuoco alla testa.

In un solo giorno i medici dell’ospedale El-Arish del Sinai hanno dovuto effettuare  sofisticati CAT scanner cerebrali  ad un bambino di 9 anni, a due di 10 anni e ad uno di 14 anni; tutti con un proiettile ancora nel cervello, dopo essersi ritrovati sotto tiro durante l’assalto israeliano a Gaza.

Il dottor Ahmed Yahia, capo del team traumatologico, ha dovuto dare alla nonna di Anas, 9 anni, la notizia che la ragazzina probabilmente non sarebbe sopravvissuta.

“Anas era in stato di coma profondo quando è arrivata, e tuttora rimane rimane in tale stato”, ha detto il dottor Yahia. “Il proiettile ha danneggiato gran parte del suo cervello. E’ entrato, ha colpito la scatola cranica e poi ha cambiato direzione verso il basso. Ho visto un gran numero di infortuni d’arma da fuoco ed il danno qui è così vasto che penso potrebbe esserle fatale”.

Il dottor Yahia – neurochirurgo che ha lavorato in USA e GB – ritiene che il colpo sia stato sparato da una distanza ravvicinata. «Se cambia direzione all’interno del cervello, significa che la pallottola è ad alta velocità con altrettanto elevata forza di penetrazione» e continua «non posso stabilire se i bambini siano stati deliberatamente usati come obiettivi, ma in alcuni casi, la pallottola è entrata frontalmente nella testa ed è uscita posteriormente, il che fa pensare che l’arma sia stata puntata deliberatamente verso il bambino».

Poichè Israele si ieri si accingeva verso un ipotetico cessate il fuoco, ha ufficialmente continuato a negare che i propri militari abbiano intenzionalmente preso di mira dei civili, ed ha accusato i combattenti di Hamas di aver cercato riparo tra le case della gente di Gaza, usandola come scudo umano.

Ma non è in discussione il crescendo di sofferenze a Gaza, e neppure il suo pesante impatto sui giovani. L’ONU ha calcolato che sin dall’inizio degli assalti israeliani siano stati uccisi 346 bambini palestinesi; Hamas – il movimento islamico radicale che Israele sta cercando di far sloggiare – afferma che tra i 1.201 Palestinesi uccisi, ci siano 410 bambini.

Ma molto superiore è il numero dei bambini feriti: 1.630 stando alle stime di Hamas, con un inquietante il numero di quelli che hanno subito gravi ferite alla testa.

Centinaia delle vittime della campagna di aggressione di Israele durante queste tre settimane in Gaza sono stati portati a Rafah, attraverso la frontiera egiziana, per cure immediate. Vengono dapprima visitati ad El-Arish, una sessantina di chilometri dopo la frontiera. Per i pazienti che spesso sono in ventilazione respiratoria forzata questo è un viaggio pericoloso attraverso una zona di guerra.

Il dottor  Ayman Abd al-Hadi, uno dei medici dell’equipe dell’ospedale, ci ha riferito che questo è il peggior conflitto che abbia mai visto: «Abbiamo visitato un bambino che aveva due pallottole in testa e nessun’altra nel resto del corpo. Secondo noi la cosa è indicativa».

Ha elogiato le equipe mediche di Gaza per l’impegno nel salvare tante vite, nonostante una enorme carenza di personale, forniture e attrezzature. “Ma solo una piccola percentuale di bambini è in grado di sopravvivere a ferite di proiettile alla testa”, ha detto. “Se qui vediamo tre bambini che sono sopravvissuti a ferite da proiettile alla testa, probabilmente ce ne sono 97 altri a Gaza che non ce l’hanno fatta.

Nel piccolo ma ben attrezzato ospedale, i dottori, nel tentativo di rimuovere i proiettili, cercano di stabilizzare le condizioni dei pazienti, la maggior parte dei quali sono in uno stato di incoscienza, prima di inviarli all’ospedale al Cairo, ed in alcuni casi anche più lontano, per cure più complesse. Tra coloro che sopravvivono, veramente pochi sono quelli che si riprendono del tutto: la maggior parte di questi bambini resterà paralizzata per tutta la vita.

Ci sono poi altri bambini i quali hanno delle ferite tremende, come Samer, di neanche 3 anni, che gioca con un guanto da chirurgo gonfiato come un palloncino, mentre il chirurgo egiziano cerca di distrarla dal dolore che le causerà la somministrazione di un’iniezione di antidolorifici alla mano.

Dopo che le hanno sparato nella schiena mentre era davanti a casa sua, a Gaza, ci sono volute 3 ore perchè arrivassero degli aiuti medici. Lo zio, Hassan Abedrabo, ha detto che Samer è stata colpita alla spina dorsale da una pallottola israeliana ed è rimasta paralizzata. Le sue due sorelle, di 3 e 6 anni, sono rimaste colpite a morte, mentre cercavano di fuggire all’attacco portato coi carri armati contro le loro case a Jabaliya – nel nord di Gaza City – durante lo stesso assalto.

La madre delle bambine è stata colpita due volte ma è sopravvissuta; Abedrabo racconta che la loro nonna, la quale con una bandiera bianca in mano era alla testa del terrorizzato gruppo famigliare, ha perso un braccio centrato da colpi di arma da fuoco.

Attualmente Samer è stata trasferita in un ospedale belga, ma i dottori egiziani che l’hanno curata ad El-Arish ritengono che non riprenderà più a camminare. Anche se è troppo piccola per capire cosa le riserverà il futuro, Samer ritiene di sapere cosa le è capitato: «I giudei mi hanno sparato», ci ha detto in Arabo, «ed hanno ucciso le mie sorelline».

Lo zio di Samer ribadisce con forza che, quando i carri armati hanno aperto il fuoco, la settimana scorsa, non ci fossero combattenti di Hamas in casa loro. Egli è un sostenitore di Fatah, rivale Hamas, guidata dal presidente palestinese Mahmoud Abbas.

Abedrabo ha aggiunto: «I carri armati hanno aperto il fuoco puntando al quarto piano», mentre con lo sguardo osserva la nipotina ricoverata in ospedale . C’erano circa 30 persone che avevano cercato rifugio al piano terreno, mentre i carri armati passarono a colpire il terzo, poi il secondo e quindi il primo piano.

«La casa iniziò a traballare, ed eravamo terrorizzati; le donne ed i bambini urlavano pensando che la casa stesse per crollare».

«Io parlo ebraico, così urlai ai militari israeliani. L’ufficiale mi rispose: «Venite fuori», allora le donne uscirono per prime tenendo in mano una bandiera bianca e loro aprirono il fuoco da circa 15 metri. Come fanno a dire che non ci fossero dei bambini? Li potevano ben vedere da quella distanza».

Tre ore dopo, quando un mio cugino giunse insieme ai dottori palestinesi, erano rimaste nella casa otto persone. A quel punto, ricorda Abedrabo, missili lanciati da F16 israeliani hanno distrutto quello che rimaneva della casa, uccidendo tutti quelli che erano ancora rimasti dentro.

Gli psichiatri dell’ospedale, che visitano tutti i pazienti, erano particolarmente preoccupati per un ragazzino di 13 anni, rimasto imprigionato per 3 giorni sotto alle macerie della casa e che riportava terribili ferite da scheggie di bombe. Gli altri membri della famiglia giacevano morti ittorno a lui, mentre egli assisteva alla scena dei cani randagi mentre iniziavano a sbranarne i cadaveri.

Mentre la settimana scorsa crescevano le pressioni esercitate sui due fronti per giungere ad un cessate il fuoco, la reazione della pubblica opinione israeliana contro questa campagna militare ha dato pochi segni di vita.

In controtendenza, l’Associazione israeliana per i Diritti Civili ha protestato contro la misera situazione dei bambini Palestinesi, acquistando una pagina intera del quotidiano Ha’retz e facendo una pubblicità tipo annuncio funebre. In essa si lamentava la morte di bambini di diversa età, evidenziando a chiare lettere, in rosso brillante, la scritta: «BASTA».

«C’è poca voglia di confrontarsi con il prezzo pagato dalla popolazione civile a Gaza», ha detto Nirit Moskovitz, portavoce del gruppo, «la società israeliana deve rendersi conto che vengono colpite persone vere e bambini innocenti. I bambini sono i più deboli di tutti e perciò dobbiamo concentrare l’attenzione su di loro».

I medici a El-Arish non possono verificare in modo indipendente tutte le testimonianze delle vittime di Gaza. Ma niente di ciò che hanno visto potrà mai screditare le affermazioni da parte dei civili che sono stati deliberatamente presi di mira.

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Translated by Filippo F. Pilato – per TerraSantaLibera.org http://wp.me/pVY5r-OL

http://terrasantalibera.wordpress.com/2012/07/04/zionist-game-bullets-in-the-brain-of-the-gazans-kids-il-gioco-sionista-proiettili-nel-cervello-dei-bambini-di-gaza-eng-ita/

Reloaded by SyrianFreePress.net Network & TG24Siria

at http://syrianfreepress.wordpress.com/2012/07/04/zionist-game-bullets-in-the-brain-of-the-gazans-kids-il-gioco-sionista-proiettili-nel-cervello-dei-bambini-di-gaza-eng-ita/

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Original font by Theuglytruthhttp://theuglytruth.wordpress.com/2012/06/27/bullets-in-the-brain-shrapnel-in-the-spine-the-terrible-injuries-suffered-by-children-of-gaza/?blogsub=confirming#blog_subscription-4

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