Tre ufficiali dell’esercito arabo siriano rientrano nell’orbita della patria dopo la loro fuga.

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Sulla TV siriana andrà in onda oggi Mercoledì dopo l’edizione principale del TG, alle ore 20:30 l’intervista dei tre ufficiali dell’esercito, che sono tornati sui propri passi sulla giusta via, dopo essere fuggiti fuori dal paese.

In alcuni estratti dell’intervista, gli ufficiali hanno fatto notare la consapevolezza che il percorso giusto da fare è quello che inizia nel correggere l’errore attraverso il ritorno alla loro istituzione militare e all’orbita della loro patria.

Gli ufficiali hanno rilevato che ciò che sta accadendo in Siria sono atti di sabotaggio e distruzione perpetrati da parte dei gruppi terroristici armati contro l’esercito ei civili, sottolineando che l’unica arma legittima nel paese è l’arma dell’esercito arabo siriano.

Hanno affermato che per il progetto di costruzione la patria ha bisogno di tutti i suoi figli.

One thought on “Tre ufficiali dell’esercito arabo siriano rientrano nell’orbita della patria dopo la loro fuga.

  1. Personalmente parlando, per chi scrive restano dei traditori della Patria, dei rinnegati che hanno commesso il reato peggiore e più odioso che si possa concepire durante il periodo in cui la propria Nazione, quella per cui si è GIURATO, è sotto attacco da parte di forze esterne e disgregatrici dell’unità nazionale: la diserzione.

    Tale reato infamante è ancora più grave nel momento in cui è stato commesso ricevendo finanziamenti dalle forze anti-patriottiche, e peggio ancora se le azioni dei disertori hanno provocato lutti tra la popolazione e le forze armate a cui appartenevano.

    Persone di questo tipo, che hanno comesso un errore tanto grave, non possono assolutamente godere nuovamente della stessa fiducia che era stata accordata loro nel momento in cui gli era stato affidato il fucile d’ordinanza.

    Chi ha prestato professionalmente, ma anche solo di leva, servizio nelle Forze Armate sa di cosa parlo e può comprendere il peso di tali reati, condonabili, se questi individui sono sinceri e non hanno commesso atti di omicidio o terrorismo, ma non perdonabili totalmente e sicuramente non affidando loro nuovamente un arma d’ordinanza.

    Per loro la carriera militare è terminata, finita.

    Che il Governo siriano stia attuando questa politica per non spaventare altri “disertori pentiti” e convincerli a deporre le armi, è giusto e comprensibile, e rientra in un saggio modo di amministrare la politica in questo momento: ma noi, free-lance, senza abblighi governativi e che godiamo del lusso di poterci esprimere in libertà, senza cioè costrizioni diplomatiche di circostanza, tali elementi restano degli infami, e la loro memoria resterà per sempre nella vergogna della Nazione Siria.

    Un traditore resta un traditore, anche se pentito, ma un militare, che ha giurato fedeltà alla bandiera e alla Patria, incarna e rappresenta la peggiore delle infamie.

    Mazza, piccone e pala, ecco cosa si sono guadagnati col loro pentimento, a lavorare per il resto dei loro giorni per riparare almeno un poco al danno fatto alla Nazione, al proprio popolo, alle proprie famiglie.

    FFP

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