Gli USA hanno perso la battaglia per la Siria ed ora sono alla ricerca di nuove “teste di legno”

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Gli USA vogliono un rinnovo di facciata nella leadership dell’opposizione siriana: cosmesi politica, o chirurgia plastica militare?

Anche se dovessero cambiare i suonatori, la musica rimarrà sempre la stessa, perchè lo spartito è stato scritto dai soliti compositori…in kippà.

E se non è zuppa, sarà pan bagnato…Gli USA, visto il fallimento del loro complotto contro l’esecutivo di Bashar al-Assad, e nonostante il fiume di dollari versato ai mercenari tagliagole che hanno insanguinato la Siria, ora vogliono carne fresca per i loro traffici, cioè nuovi leaders e miliziani, che sappiano essere più credibili e rappresentativi, oltre che maggiormente spietati, che è cosa sinceramente difficile da immaginare.

Nei giorni scorsi infatti il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, aveva accusato il CNS di non essere riuscito nell’impresa di destabilizzare il governo presieduto dal Dott. Bashar al-Assad ed impossessarsi della Siria manu militari.

Per Washington il CNS ha fallito: non è riuscito a coagulare le varie fazioni dell’opposizione armata siriana, che ben sappiamo, per ammissione anche di testate giornalistiche occidentali, rappresenta solo il 5% degli effettivi mercenari sul campo, mentre il restante 95% di milizie private e contractors sono straniere.

Gli Stati Uniti, per voce della Clinton stessa, sono pronti ad esercitare pressioni in occasione della riunione a Doha (Qatar), per un cambiamento di leadership (ammesso che ce ne sia mai stata veramente una) all’interno dell’opposizione siriana. Riad Hijab, ex primo ministro siriano, potrebbe essere una delle alternative; l’altra forse sarebbe il dissidente Raid Seif, visto come potenziale guida di un nuovo “governo in esilio” (un governo fantasma, vista la sua assoluta impalpabilità ed inconsistenza rappresentativa) denominato grottescamente “iniziativa nazionale siriana”: grottescamente, perchè l’iniziativa non è siriana ma straniera, quindi non si può definire “nazionale” e neppure “siriana”, ed in ultima analisi dunque non è un “iniziativa”.

Avranno forse in mente di schierare in campo anche un nuovo esercito di soldati-bionici creati in laboratorio? Arnold Swarzeneger e Terminator saranno i loro istruttori?

Se non fosse che la situazione è tragicamente reale, ci sarebbe da ridere.

I rappresentanti della leadership americana, come i loro mentori e pupari sionisti dell’AIPAC, sono proprio di dura cervice, se non hanno compreso che in Siria…non c’è trippa per gatti…anzi…per ratti…

Quasi due anni di tentativi falliti, per cercare di rovesciare l’unica nazione che abbia saputo  resistere, coesa, di fronte agli attacchi sionisti nell’area mediorientale, non sono bastati a far demordere l’ostinazione della Israel lobby. Forse, vista la battaglia per le elezioni presidenziali, in corso negli USA, si vuole giocare anche quest’ultima carta per far acquisire qualche voto in più ad Obama.

Ma trovare qualche leader che sappia essere più sanguinario e credibile, agli occhi delle bande armate di fanatici assassini Jihadisti, sarà impresa veramente ardua, dopo che sono stati scomodati i principali leader del terrorismo internazionale, trasferendoli da Afganistan, Kosovo, Yemen, Libia, Tunisia, e persino dalla Cina,  i quali regolarmente sono finiti a far da cibo per i vermi, o sono diventati ospiti delle patrie galere siriane (e presto li vedremo, zappa e pala alla mano, a bonificare terreni sassosi e aridi, per fare spazio a nuovi giardini: almeno potranno dire, prima di morire, di avere fatto qualcosa di utile nella vita).

Comunque vada, e nonostante gli atti di terrorismo ancora in corso, la Siria, con il suo presidente Bashar al-Assad:

  • a) non sembra abbia intenzione di cedere neppure una zolla di terra,
  • b) il suo esercito (di cui al momento solo una minima parte è stata messa in campo) è unito e determinato,
  • c) il suo popolo è sempre più consapevole di essere l’oggetto di un criminale disegno politico, ordito da Israele e potenze serve (USA e NATO compresi),
  • d) i suoi stoccaggi di armi ed installazioni missilistiche sono protetti e sicuri,
  • e) l’economia nazionale, di tipo autarchico, permette alla Siria di far fronte alle esigenze primarie (grano, cibo, cotone, medicine, ecc.)  del popolo nonostante gli embarghi, ed infine
  • f) gli alleati strategici (russi, cinesi, iraniani, hezbollah, cubani e venezuelani in testa) continuano a fare la loro parte e a non disertare.

Forse Hillary si era troppo illusa, dopo un discutibile successo in Libia (che ancora resiste): ma la Siria, deve mettersi in testa la vecchia yankee, è cosa ben diversa, e forse, per questa super-cornificata ex-first lady, l’età pensionabile è arrivata.

Sotto a chi tocca dunque, ce n’è per tutti.

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Filippo Fortunato Pilato

per  SyrianFreePress.net   e   TG24Siria

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