Levius laedit, quicquid praevidimus ante!

Jihadist

In un momento della guerra contro la Siria, notiamo una decrescita della quantità di filmati dal contenuto cruento, nella quale le varie fazioni di criminali islamisti e non, che commettono giornalmente atrocità e massacri a danno di civili, e quando possono a danno anche di soldati regolari dell’Esercito Arabo Siriano caduti prigionieri, filmano i loro crimini e li “postano” con fierezza sui vari siti “Social”.

Che sia, che chi comanda queste bestie abbia chiesto loro di astenersi dal farsi una cattiva propaganda attraverso la divulgazione di questi filmati della vergona? Non si sà. Quello che si sà di certo è che le notizie dei misfatti di questi criminali ci giungono lo stesso attraverso le testimonianze di civili sfuggiti alla loro barbaria.

Il quotidiano Libanese “Assafir”, riporta la cronostoria della “caduta” della piccola cittadina di Ma’arat Mesrin in provincia Nord di Idleb, nelle mani dei combattenti di “Jabhat al Nusra” che fanno capo ad Al Qaeda in Siria assieme ad altre fazioni.

Raccontiamo i vari misfatti. All’ingresso dei combattenti (terroristi) nella cittadina, vengono rapiti 31 uomini prelevati nel loro sonno da miliziani armati che stranamente parlavano l’inglese correntemente!( E da avvalorare così, che i terroristi, spesso uomini analfabeti, sono guidati e indirizzati verso azioni ben precise da parte di elementi infiltrati dall’Occidente o anche dal Mossad Israeliano? Ndt) Gli uomini rapiti, furono usati come merce di scambio per la liberazione di terroristi catturati in combattimento dall’Esercito regolare Siriano.

Un secondo fatto cruento, è che fu deciso di “esiliare” tutte le persone appartenenti ad una confessione non gradita agli islamisti. Generalmente si parla di Cristiani ed A’lawiti. Il numero delle persone così condannate a lasciare le loro case e beni si aggirava attorno alle 7000 persone. Dovevano dirigersi verso i due villaggi confinanti di “Fawa’a” e “Kefraya”. (Gli islamisti spesso praticano questa forma di epurazione confessionale nei villaggi da loro controllati avverso persone non Musulmane – Ndt). Purtroppo per due famiglie poverissime e senza mezzi materiali, lasciare fù cosa impossibile. Purtroppo queste famiglie, non conoscevano la calamità che li aspettava. L’odio razziale e religioso dei mostri islamisti si abbatté su di loro .

A distanza di giorni i membri della famiglia A’zar, furono obbligati a dichiarare il loro “pentimento” e la loro conversione forzata all’Islam, in mezzo al solito ululare del “Allah wa Akbar”, “Dio è Grande”. (Mai Dio è stato offeso peggio di cosi dai tempi del Profeta – PsdL- Ndt). Non c’é che dire, una vittoria confessionale inuguale sotto la minaccia della morte…. E degno riferire che una della persone convertite era conosciutissimo per essere uno spacciatore di droga!

L’altra famiglia di “Al Rahhal” subì una sorte più cruenta. La madre non vedendo ritornare il marito e il figlio, uscì alla loro ricerca. Invano.  Nessuno osava darle informazioni, finché qualcuno coraggioso le indicò la piazza principale del paese. La donna seppe che suo marito era stato “sgozzato e poi decapitato” davanti agli occhi del figlio, e al colmo della mostruosità gli appesero la testa del padre alla schiena. Anche il ragazzo non sfuggì alla sorte che ebbe il padre, e dopo averlo decapitato misero la sua testa accanto al corpo del padre. Aveva… 14 anni! Il tutto avvenne al suono dei odiosi Allah wa Akbar e per la delizia di chi filmava il crimine.

Anche le persone handicappate non sfuggirono alla morte, in quanto considerati “infedeli e miscredenti” dai Qaidisti. Fu così che un handicappato fù condotto nella stessa piazza ed ucciso a sangue freddo con una raffica di mitra con i soliti ululati innegianti a Dio. Questa la storia di come l’eenesimo paesino in Siria fu “purificato”dalla presenza di persone di un’altra “confessione”. Con il sangue degli innocenti e con il silenzio, l’indifferenza e il criminale consenso di chi pretende di portare la libertà alla Siria ed ai suoi abitanti, che convivono Cristiani e Musulmani da secoli nella pace e armonia infranta dai portatori di odio e barbaria.
Sono a decine le notizie giornaliere di atti criminali commessi contro le persone di confessione diversa di quella che professano questi mostri venuti dagli inferi. Si, perche viene riportato dal Monsignor Hindo della provincia del “Hasaka”, zona Nord Est della Siria, un episodio, durante un ennesimo rapimento a danno di persone questa volta Musulmane. E su invocazione e richiamo fatte ai terroristi da alcuni abitanti, al fine di mostrare un pò di piètà. La risposta dei terroristi fù di maledire il nome di Allah e del suo Profeta, dichiarando che il loro unico interesse era IL DENARO! Un caso non isolato se qualcuno cercasse di giustificarlo!

Non siate indifferenti a queste notizie perché non ci stancheremo di avvertirvi che l’incontro con questi esseri mostruosi, un giorno saranno sempre più frequenti anche in Europa. Dapprima ostenteranno la loro “fede”, per poi imporla, e col tempo pretendere che gli Occidentali si “adeguino”, se non con le buone, con le cattive maniere!!

Levius laedit, quicquid praevidimus ante!

Come sempre non ci stancheremo di combattere contro questi esseri e fino alla vittoria, contro i finti portatori di democrazia e libertà i veri nemici e contro la loro manodopera islamista Wahabita di basso livello. E un giorno, speriamo presto,  il Nostro paese potrà vendicare tutto il male che gli è stato fatto. Viva la Siria! Viva l’Esercito Arabo Siriano garante della nostra libertà. M_S

Fonte : Shamtimes, regardsurlarealite.centerblog. – Tradotto.

6 thoughts on “Levius laedit, quicquid praevidimus ante!

  1. Messaggio completamente condiviso.
    D’altro canto questi esseri immondi dovrebbero ricevere la giusta paga, probabilmente poco politicamente corretta ma di indubbia efficacia nei confronti dei servi degli ottomano-sion-wahabit-amerikani: l’impalamento. Una bella fila di impalati in godimento mistico dai confini della Repubblica di Siria dove si son infiltrati, procedente attraverso la turchia, via via fino alla capitale del ghetto di Palestina.

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