La subdola campagna francese per dividere la Siria e la fretta USA per provocare la Russia

La Francia ha approfittato della crisi dei rifugiati siriani per ingannare l’opinione pubblica mondiale sostenendo che l’accoglienza di tutti i profughi in fuga dalla guerra in Siria e in Iraq, sarebbe una vittoria per l’organizzazione terroristica Daesh.

 

Cargo Russo

Cargo Russo


E con la pretensiosità di “diversità confessionale,” il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha dichiarato a margine della “conferenza internazionale sulle vittime della violenza etnico-religosa in Medio Oriente” che l’obiettivo della conferenza è che il Medio Oriente rimanga come è, una zona di diversità comprendente Cristiani e Yazidi. Tuttavia, il ministro francese si è lasciato  sfuggire uno degli obiettivi più importanti e pericolosi della campagna americana in Siria e in Iraq, nella quale la Francia è fortemente coinvolta, sottolineando che un certo numero di paesi annuncerà nei prossimi mesi degli impegni finanziari per dei progetti che vanno dal restauro di infrastrutture di base e al ripristino dei servizi essenziali o di formazione della polizia locale nelle cosiddette “zone liberate” dal controllo dell’ISIS.

Francia, USA. Hollande - Obama, Fonte FoxNews

Francia, USA. Hollande – Obama, Fonte FoxNews

Questa dichiarazione pericolosa riguardo a ciò che Fabius ha definito come “zone liberate”, è la prima dichiarazione occidentale chiara e diretta sull’intensione di dividere la Siria, che sarà preceduta, secondo gli osservatori, dalla creazione di zone cuscinetto per proteggere le “minoranze”, una parola che Fabius ha utilizzato per sensibilizzare e convincere l’opinione pubblica europea e mondiale che le misure militari intraprese dagli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e il resto delle nazioni alleate con loro in Siria, siano “eque e giustificabili”.

Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, ha parlato delle “zone liberate dal controllo dell’organizzazione terroristica Daesh”, senza specificare esattamente, chi le ha liberate, chi le libererà, da chi saranno abitate e quale sarà esattamente, secondo il diritto internazionale, il loro rapporto con il governo centrale di Damasco.

È chiaro che Fabius non vede alcun problema nella presenza di altre organizzazioni terroristiche “buoni o moderati” in tali “zone liberate” e quindi non ci sarà alcun vincolo che impedirà la fornitura di assistenza umanitaria ad esse, essendo rappresentative delle “minoranze” come sostiene Fabius .

Questo conferma, ancora una volta, non solo la doppiezza dell’occidente nella lotta al terrorismo, ma anche l’intenzione acuire la divisione etnica e settaria nella regione al fine di agevolare i futuri piani militari in Siria. Tutto questo con il pretesto di fornire “aiuti umanitari” agli abitanti di quelle “zone liberate” dei quali, al momento non vi è alcuna traccia, o perché i caccia americani, turchi, francesi e britannici li stanno bombardando, o sono stati sgozzati dall’organizzazione terroristica ISIS, la cui espansione cresce ogni volta che Washington dichiara di voler ampliare i suoi raid, facendole ottenere più armi e denaro, e esportando più  petrolio sotto gli occhi delle forze di intelligence e dei paesi della coalizione USA.

Persistendo nell’ingannare l’opinione pubblica mondiale, in primo luogo quella europea, gli Stati Uniti non si sono fatti alcuno scrupolo nel promuovere la propaganda dei “rischi posti dall’invio di aiuti umanitari russi alla Siria, mettendoli in discussione assieme ai suoi obiettivi.” Nel frattempo ha chiesto formalmente alla Grecia di negare il suo spazio aereo ai voli civili russi. La Bulgaria in seguito, e sempre per volere di Washington e Bruxelles, ha annunciato la chiusura dei suoi cieli agli aerei russi. Una portavoce del ministero degli Esteri bulgaro ha dichiarato che Sofia ha respinto la richiesta della Russia di aprire il suo spazio aereo ai voli di rifornimento in Siria a causa di seri dubbi circa il carico trasportato.

In questo contesto, Washington sta lavorando per ostacolare la consegna degli aiuti russi alla Siria, esercitando pressioni su più paesi per indurli a chiudere il loro spazio aereo ai voli russi, con la scusa della presenza di “forti dubbi circa la natura di tali carichi” a bordo di questi voli. Ma Sergei Ryabkov, vice ministro degli Esteri russo ha affermato che Mosca continuerà a fornire aiuti umanitari alla Siria, seguendo delle rotte alternative. Ryabkov ha espresso il suo rammarico, notando che le pressioni di Washington e le altre, come quelle di Bruxelles, dove si trovano la sede della NATO e quella dell’Unione Europea, hanno fatto sì che alcuni paesi abbiano iniziato a sottrarsi all’adempimento di quelli che ha definito impegni internazionali per scopi umanitari, e dal concedere canali di passaggio sicuri per le rotte delle missioni umanitarie.

Da parte sua, il primo vice presidente del comitato internazionale del Consiglio della Federazione, Vladimir Jabbarov ha detto che la Russia potrà utilizzare nuovi spazi aerei per fornire aiuti umanitari alla Siria, nel caso in cui Grecia chiudesse il suo spazio aereo agli aerei russi.

Ci sono state segnalazioni, da fonti del governo greco, che la Russia abbia informato la Grecia che non ha più bisogno di usare il suo spazio aereo, e che ha deciso di consegnare gli aiuti umanitari alla Siria in altri modi, anche attraverso un altro percorso che passerà ad est del territorio greco.

Malgrado l’intensità del traffico aereo dei voli USA-Alleanza che sorvola l’Iraq e l’est della Siria, gli osservatori parlano di un altro percorso che passa attraverso l’Iran, l’Iraq per arrivare in Siria. Mentre una seconda rotta potrebbe essere quella che attraversa la Romania, la Serbia, il Montenegro fino al Mar Mediterraneo, che a causa delle pressioni di Washington e della NATO sulla Romania, potrà non essere sicura. Quindi l’unica rotta sicura rimanente è quella che attraversa lo spazio aereo dell’Iran e dell’Iraq che, in un modo o nell’altro, passerà attraverso l’Azerbaijan.

Tuttavia, gli osservatori non escludono la possibilità di provocazioni da parte dei voli USA-Alleanza o di pressioni sull’Azerbaigian o di minacce all’Iran da parte di Washington. Allo stesso tempo, gli osservatori segnalano il pericolo del verificarsi di tali ingerenze, che potrebbero portare a gravi scontri e possibili ripercussioni.

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Tradotto dall’Arabo a cura di Tg24Siria & SyrianFreePress 

 

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